La cassaforte dei quattro fratelli Benetton, Edizione, ha lanciato ieri un’offerta pubblica di acquisto sul 28% delle azioni della società di Ponzano Veneto non ancora nelle mani della famiglia. Il prezzo fissato è di 4,6 euro, superiore del 44% a quello dell’ultima seduta pre-cda, ma solo del 6%, se si tiene conto degli ultimi dodici mesi. Anzi, rispetto ai valori del titolo ad agosto, la valutazione è persino inferiore.
A questi prezzi, qualora tutti gli azionisti di minoranza decidessero di aderire all’offerta, il costo dell’operazione sarebbe di 276 milioni, corrispondente a una valutazione complessiva delle azioni per poco più di 700 milioni di euro. Un valore al di sotto di quello reale, se si considera che i soli immobili della società sono stimati in circa un miliardo di euro.
La decisione di Edizione mira al “delisting“, ossia a fare cancellare Benetton dal listino milanese, cosa che avverrà dopo quasi 27 anni, visto che era entrata a Piazza Affari nel luglio 1985, mentre nel 2008 aveva deciso di togliersi dalle quotazioni di Francoforte e di Wall Street.
La famiglia tenterà così di rilanciare la società, che negli ultimi tempi sta subendo la concorrenza di nuovi marchi in ascesa, come la spagnola Zara o la svedese H&M. Fuori dalla borsa, si prevede che l’operazione potrebbe essere più agevole, sgravati anche dalle incombenze burocratiche di una società quotata.
Nel 2011, l’indebitamento netto è salito a 550 milioni, mentre i ricavi sono stati stabili rispetto al 2010 a 2,03 miliardi. Utili in discesa dai precedenti 102 milioni a 70 milioni.
Con il consiglio di amministrazione di ieri, uno dei più importanti nomi del capitalismo italiano si ritira da Piazza Affari, per tornare alle origini. Una situazione di allarme per la borsa di Milano, uscita già molto ridimensionata nel 2011, con un valore di capitalizzazione del 23% in meno sul 2010 e con un’incidenza sul pil del 21% contro il 27% dell’anno precedente.
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